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Lo stemma

Archivio comunale - 1940

Il Comune di Tossignano ha una storia antichissima.

Per quanto incluso nel “Comitatus” di Imola e influenzato, naturalmente, dalle vicende del centro principale da cui dista appena 14 Kilometri, pure ebbe una vita autonoma, spesso in contrasto di interessi economici e politici con quelli del Capoluogo.
Dissolta, nell’alto medio evo, quella unità organica che fu il “Municipium” di Forum Cornelii, alias Imola, le terre che ne dipendevano presero a governarsi da sé, e, raccozzate attorno alle prime Pievi cristiane, formarono dei centri di vita comunale, che ebbero maggiore o minore fortuna.

La felice posizione geografica che Tossignano occupa nella vallata media del Santerno, a cavaliere di una strada che mette la Romagna in diretta comunicazione con Firenze; la ubertosità delle colline circostanti; la possibilità di svolgere una feconda attività agricola ed artigiana, fecero di esso oltre che un Comune autonomo il centro di una modesta Federazione di Comuni rurali, detta per la posizione di essi rispetto alla Via Emilia, “supra stratam”.
Tale Federazione cominciò ben presto a governarsi sulla base di un comune statuto, di cui ci è pervenuta soltanto l’ultima redazione, che porta la data del 1347.

L’antico “fundus” romano, che serba tracce evidenti di più antiche popolazioni, e rivela anche nel nome “Tussinianum” il ricordo di qualche fortunato colono latino, salito in prosperità e cresciuto di importanza demografica, diventò così il punto di riferimento di avide cupidigie, di lotte intercomunali e di conquiste signorili, che lo portarono ad avvicendare la libertà più assoluta, con la soggezione più o meno volontaria, a questo o a quel principe.

Troppo lunga riuscirebbe la sola enumerazione delle fasi storiche per le quali il Comune di Tossignano ebbe a passare.
Basti dire che, tra l’undicesimo e il quindicesimo secolo, passò, volta a volta, da Imola a Bologna, dalla Chiesa agli Estensi, dagli Alidosi ai Manfredi, ai Riario ed al Duca Valentino.
Prima che quest’ultimo cadesse, Tossignano si dette spontaneamente alla signoria di Venezia,  che, da Ravenna, mirava a rafforzarsi in Romagna; poi riconquistato alla Chiesa da Giulio II, fu da questa, per le sue necessità economiche, infeudato a Ricciardo Alidosi, a Ramazzotto Ramazzotti, a Federico e Carlo Borromeo di Milano, agli Altaemps e finalmente ai Tartagni di Forlì.

Costoro lo tennero fino all’irrompere delle armate francesi, che spensero ogni traccia di feudalità in Romagna.
Malgrado però il succedersi di tante signorie, ed in conformità alla natura dei tempi e dei costumi, Tossignano non rinunziò mai alla propria costituzione comunale; che anzi, passando dall’una all’altra signoria, cercò di garantire ed accrescere le antiche prerogative attraverso a quei “Capitoli”, o “Privilegi” di cui si ha traccia negli Archivi d’Imola e particolarmente in quelli accorpati dalla Serenissima di Venezia, in data 30 Gennaio 1503, già nell’Archivio Passatelli, ed oggi nella pubblica Biblioteca Comunale di quella città.

Serbò pertanto la sua Rappresentanza Consigliare, i suoi Massari, la sua Amministrazione, i suoi Ufficiali, coordinando la sua vita interiore con le preminenti necessità della sua popolazione e degli sviluppi economici di essa.
Segno tangibile e perpetuo di questa libertà fu la sua Arma di comunità che restò immune da ogni segno o traccia di dominio feudale. Non è facile in tanta oscurità di tempi e in così travolgente succedersi di eventi, rintracciare la concessione originaria, in forza della quale Tossignano poté fregiarsi dello stemma.
I documenti dell’archivio più antico andarono tutti in sinistro per arsioni, manomissioni e dispersioni molteplici; e quelli rimasti, sebbene risalgano alla metà del XVI secolo, non serbano traccia o ricordo di essa.
Tuttavia l’uso plurisecolare, e la costanza dei suoi attributi, testimoniano e conformano, quanto potrebbe farlo un documento autentico, l’esistenza di un suo diritto e la legittimità del suo possesso.

Tutto fa supporre che la concessione sia di origine imperiale; ciò dovrebbe recare meraviglia quando si pensi che Tossignano fu, nell’alto medioevo, una posizione strategica di primo ordine e chi poteva assicurarsene, aveva in esso e nella sua formidabile rocca un prezioso ausilio per le sue conquiste.
Tossignano, infatti, ricoverò più volte i Conti di Romagna e li sottrasse alle insidie delle Città Romagnole recalcitranti al giogo papale.
Il documento grafico più antico dello Stemma di Tossignano è, allo stato delle conoscenze nostre, quello che figura nel Codice pergamenaceo della Biblioteca di Imola, più sopra ricordata.

Alla fine del 1502, quando le vicende interne della Chiesa resero incerta e periclitante la fortuna di Cesare Borgia, la Repubblica di Venezia, con mossa audace occupò Rimini, Santarcangelo, Faenza, Brisighella, tentando di passare in Val di Santerno, dove Imola si barcheggiava tra opposti partiti.
Servendosi di abili emissari il Provveditore che, per la serenissima, aveva opposto la sua sede a Faenza, cercò che Tossignano invocasse un presidio di forze venete, per tenere in freno la rocca, occupata da militi Fedeli al Valentino, ciò che egli fece prontamente.

Liberi dalla preoccupazione del fedele presidio, i Tossignanesi finirono per dichiararsi sudditi di Venezia, alla quale fecero presentare una serie di capitoli che furono quasi tutti accettati.
Oratori del Comune furono tre rappresentanti delle più cospicue famiglie Tossignanesi di allora: “prudentes viros Joannem Mathej Pajuga, Johannem Antonium magistris Gasparis de Saldono, et Bartholomeum Francisci de Borello”: i quali il 30 Gennaio 1503, inginocchiati davanti al Doge Loredano, ricevettero dalle sue mani l’approvazione dei patti invocati.

La scena dipinta evidentemente dal vero figura sul margine superiore, che inquadra la breve facciata del breve codicetto sul quale il Segretario Ducale, Gerolomo Donato, scrisse i patti stessi, mentre, nell’inferiore, l’artista miniò, con arte aquisita, cinque scudi stemmati: al centro, sostenuto da due angeli è l’arma del Doge; ai lati quella del Comune di Tossignano e quelle dei tre oratori di esso.

Lo stemma del Comune è d’azzurro (o d’argento), con l’aquila in volo, nera, col becco caricato di un ramoscello di ulivo verde, sormontato da piccola corona d’oro a più punte.
Da allora sono parecchi gli stemmi che si rintracciano in manoscritti e stampe di tempo diverso; ma tutti dello stesso tipo, sebbene svariata appaia, a seconda dell’uso e del tempo, la forma dello scudo.

Come sempre riprova della costanza dell’uso si sono riprodotti quattro tipi, cioè:

  1. quello portato da Codicetto Veneto della Biblioteca d’Imola
  2. quello che si vede impresso su moltissimi atti e registri conservati nell’Archivio del Comune
  3. quello inciso in rame usato per la intestazione di carte e cartelle del Comune = fine sec.XVIII
  4. quello che figura nell’Archivio di Stato di Bologna

Se, come non v’ha dubbio, tutti codesti elementi forniscono la prova dell’uso costante del suo Stemma di Comunità, Tossignano ha bene il diritto invocarne ed attenderne il riconoscimento ufficiale dall’Istituto che, in rappresentanza dello Stato, sovrintende e regola le pubbliche prerogative.

Ed è perciò che in relazione alle vigenti disposizioni legislative in materia araldica sottopone l’approvazione della R. Consulta uno schizzo che, integrando gli elementi antichi con quelli moderni, tolga ogni dubbio sull’uso legittimo dell’arma Comunale e sani eventualmente difetti e manchevolezze dovuti più all’incuria dei tempi, che alla inconsistenza ed incertezza di un vero e proprio diritto.

Alcune immagini storiche

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pubblicato 05/01/2018 17:35, ultima modifica 05/01/2018 17:35
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